CSRD e PMI nel 2026: obblighi, esenzioni e cosa fare dopo il pacchetto Omnibus
La Direttiva (UE) 2026/470, nota come "Omnibus I", ha riscritto le regole della rendicontazione di sostenibilita in Europa. Le soglie sono salite, le PMI quotate hanno ottenuto un rinvio e quelle non quotate restano formalmente fuori dal perimetro obbligatorio. Eppure, per migliaia di piccole e medie imprese italiane, il tema ESG non si esaurisce con un'esenzione normativa. Ecco lo stato dell'arte aggiornato e le azioni concrete da intraprendere.
1. Il nuovo perimetro CSRD: chi e obbligato nel 2026
La CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive, Direttiva UE 2022/2464), recepita in Italia con il D.Lgs. 125/2024, ha introdotto l'obbligo di rendicontazione di sostenibilita per le imprese di grandi dimensioni. Con l'entrata in vigore della Direttiva (UE) 2026/470 il 18 marzo 2026, il perimetro e stato rivisto in modo significativo.
Per l'Italia, questo significa che la stragrande maggioranza delle PMI — il 99,9% del tessuto imprenditoriale — e esclusa dall'obbligo diretto. Restano in perimetro le grandi imprese e i gruppi che superano le soglie su base consolidata. Gli Stati membri, Italia inclusa, devono recepire le modifiche entro il 19 marzo 2027.
2. PMI quotate: il rinvio al 2028
Il calendario originario del D.Lgs. 125/2024 prevedeva che le PMI quotate su mercati regolamentati iniziassero la rendicontazione a partire dagli esercizi avviati il 1° gennaio 2026. La Direttiva (UE) 2025/794 ("Stop the Clock") e il D.L. 95/2025, convertito dalla Legge 118/2025, hanno spostato il termine al 1° gennaio 2028, con pubblicazione delle prime relazioni nel 2029.
| Categoria | Primo esercizio di reporting | Prima pubblicazione |
|---|---|---|
| Grandi imprese (gia soggette a DNF) | 1° gennaio 2024 | 2025 |
| Altre grandi imprese (>1.000 dip. e >450 M€) | 1° gennaio 2025 | 2026 |
| PMI quotate (post rinvio) | 1° gennaio 2028 | 2029 |
| PMI non quotate | Nessun obbligo diretto | — |
Le PMI quotate possono inoltre avvalersi di una clausola di opt-out, rinviando ulteriormente la rendicontazione a condizione di indicarne i motivi nella relazione sulla gestione (art. 3, comma 8, D.Lgs. 125/2024).
3. L'effetto catena del valore: perche le PMI non quotate sono comunque coinvolte
L'esenzione formale non equivale a un'esenzione sostanziale. Le imprese obbligate alla rendicontazione CSRD devono raccogliere dati ESG dalla propria catena del valore, il che genera un effetto a cascata sulle PMI fornitrici. In concreto:
- Questionari ESG dalla grande industria: le PMI che forniscono beni o servizi a imprese soggette alla CSRD ricevono richieste di dati su emissioni, consumo energetico, governance e pratiche sociali.
- Rating bancario: gli istituti di credito integrano sempre di piu i criteri ESG nelle valutazioni di merito creditizio, rendendo la disponibilita di dati di sostenibilita un fattore rilevante per l'accesso al credito.
- Bandi e appalti: la Pubblica Amministrazione e le grandi stazioni appaltanti inseriscono criteri ESG nei requisiti di partecipazione (CAM — Criteri Ambientali Minimi).
4. Lo standard VSME: il framework volontario per le PMI
EFRAG ha pubblicato a dicembre 2024 il VSME (Voluntary Sustainability Reporting Standard for SMEs), uno standard volontario pensato per le imprese con meno di 1.000 dipendenti. La Commissione europea lo ha adottato come Raccomandazione il 30 luglio 2025 e successivamente come atto delegato il 3 luglio 2026.
Struttura a due moduli
- Modulo Base: set essenziale di informazioni di sostenibilita (energia, emissioni GHG, acqua, rifiuti, forza lavoro) per le imprese che iniziano il percorso ESG.
- Modulo Omnicomprensivo: informazioni supplementari richieste da banche, investitori e clienti della catena del valore, coprendo anche biodiversita, economia circolare e inquinamento.
Il VSME rappresenta la risposta europea al problema delle richieste non coordinate: invece di compilare decine di questionari diversi, la PMI produce un unico report standardizzato che risponde alle esigenze di tutti gli interlocutori.
5. Cinque azioni concrete per le PMI italiane nel 2026
Anche in assenza di obbligo diretto, prepararsi oggi alla rendicontazione ESG significa trasformare un costo potenziale in un vantaggio competitivo. Ecco cosa fare:
- Analisi di doppia materialita semplificata: identificare i temi ESG rilevanti per l'impresa e i suoi stakeholder. Non servono consulenze milionarie: il modulo base del VSME offre un perimetro chiaro.
- Mappatura dei dati esistenti: molte informazioni (consumi energetici, ore di formazione, turnover del personale) sono gia presenti nei sistemi gestionali. Il primo passo e censirle.
- Calcolo dell'impronta carbonica (Scope 1 e 2): le emissioni dirette e indirette da energia sono il dato piu richiesto dalla catena del valore. Strumenti come i registri ISPRA e i fattori di emissione nazionali consentono un calcolo affidabile.
- Adozione del VSME come framework di riferimento: utilizzare il modulo base come struttura del primo report di sostenibilita, anche se volontario, garantisce interoperabilita con le richieste dei clienti obbligati.
- Governance ESG minima: nominare un referente interno per la sostenibilita e definire una policy ambientale e sociale documentata. Questo soddisfa le richieste piu frequenti nei questionari di filiera.
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Richiedi una consulenza gratuitaFonti
- Direttiva (UE) 2022/2464 — Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), EUR-Lex
- Direttiva (UE) 2026/470 — Pacchetto Omnibus I, pubblicata in GUUE il 26 febbraio 2026, in vigore dal 18 marzo 2026
- Direttiva (UE) 2025/794 — "Stop the Clock", Diritto Bancario
- D.Lgs. 125/2024 — Recepimento CSRD in Italia, PuntoSicuro
- D.L. 95/2025, conv. L. 118/2025 — Rinvio PMI quotate al 2028
- EFRAG — VSME (Voluntary SME Standard), dicembre 2024, Assolombarda
- Commissione europea — Raccomandazione VSME del 30 luglio 2025 e atto delegato del 3 luglio 2026
- Assolombarda — Rendicontazione di sostenibilita: tutto quello che devi sapere
- CMS — ESG News: Omnibus I, riduzione soglie e obblighi