Carbon footprint PMI: calcolo, obblighi e strumenti nel 2026
Non esiste ancora un obbligo generalizzato per le PMI italiane di calcolare la propria impronta carbonica. Tuttavia, tra richieste della catena del valore, nuove regole sui green claims e crescente attenzione delle banche ai criteri ESG, misurare le emissioni di CO₂ non è più un esercizio teorico. Ecco come farlo in modo corretto, con gli standard e gli strumenti disponibili nel 2026.
1. Cos'è la carbon footprint aziendale
La carbon footprint (impronta carbonica) misura la quantità totale di gas a effetto serra emessi direttamente e indirettamente da un'organizzazione, espressa in tonnellate di CO₂ equivalente (tCO₂e). Il calcolo segue una classificazione internazionale in tre ambiti, definita dal GHG Protocol Corporate Standard:
- Scope 1 — emissioni dirette: combustione in impianti di proprietà, veicoli aziendali, processi produttivi.
- Scope 2 — emissioni indirette da energia: elettricità, calore e vapore acquistati da terzi.
- Scope 3 — altre emissioni indirette: trasporti, viaggi di lavoro, acquisti di beni e servizi, smaltimento rifiuti, uso dei prodotti venduti.
2. Gli standard di riferimento
Due framework internazionali governano il calcolo della carbon footprint a livello di organizzazione:
| Standard | Ambito | Note |
|---|---|---|
| GHG Protocol Corporate Standard | Organizzazione | Sviluppato da WRI e WBCSD; è la base della rendicontazione CSRD e del VSME |
| ISO 14064-1:2018 | Organizzazione | Standard ISO per la quantificazione e rendicontazione delle emissioni GHG |
| ISO 14067:2018 | Prodotto | Calcolo della carbon footprint di prodotto, basato sull'analisi del ciclo di vita (LCA) |
| Racc. UE 2021/2279 (PEF/OEF) | Prodotto / Organizzazione | Metodo europeo per le impronte ambientali, citato nei regolamenti Green Claims |
Per le PMI che si avvicinano per la prima volta al tema, il GHG Protocol è il punto di partenza raccomandato: è gratuito, ampiamente documentato e compatibile con il modulo base dello standard volontario VSME di EFRAG.
3. Obblighi diretti e indiretti nel 2026
Nel 2026, le PMI italiane non quotate non sono soggette a un obbligo diretto di calcolo della carbon footprint. Tuttavia, tre fattori normativi creano obblighi sostanziali:
a) Effetto catena del valore CSRD
Le grandi imprese obbligate alla rendicontazione di sostenibilità (Direttiva UE 2022/2464, recepita dal D.Lgs. 125/2024) devono raccogliere dati ESG dalla filiera. Le PMI fornitrici ricevono questionari che richiedono almeno i dati su emissioni Scope 1 e 2, consumi energetici e gestione dei rifiuti.
b) Green Claims (D.Lgs. 30/2026)
L'Italia ha recepito la Direttiva (UE) 2024/825 con il D.Lgs. 30/2026, che vieta le dichiarazioni ambientali generiche ("green", "ecologico", "a impatto zero") non supportate da evidenze scientifiche. Se una PMI comunica le proprie performance climatiche, deve poterle dimostrare con dati verificabili.
c) CBAM — Carbon Border Adjustment Mechanism
Dal 1° gennaio 2026 il CBAM è entrato nella fase definitiva. Riguarda le importazioni nei settori cemento, ferro e acciaio, alluminio, fertilizzanti, elettricità e idrogeno. Le PMI importatrici in questi settori devono dichiarare le emissioni incorporate nei beni importati (Regolamento UE 2023/956).
4. Come calcolare la carbon footprint: guida pratica per le PMI
Il percorso di calcolo si articola in cinque fasi:
- Definire il perimetro organizzativo: stabilire quali sedi, impianti e attività rientrano nel calcolo (approccio al controllo operativo o alla quota di partecipazione).
- Raccogliere i dati di attività: bollette energetiche (kWh elettrici, mc gas naturale), litri di carburante, chilometri percorsi, quantità di materie prime.
- Applicare i fattori di emissione: utilizzare i fattori pubblicati da ISPRA (National Inventory Report), dal DEFRA britannico o dall'IEA. Per l'elettricità italiana, ISPRA pubblica il fattore di emissione del mix elettrico nazionale aggiornato annualmente.
- Calcolare le emissioni per Scope: moltiplicare i dati di attività per i fattori di emissione corrispondenti. La formula base è: Emissioni = Dato di attività × Fattore di emissione.
- Documentare e comunicare: redigere un report sintetico che riporti metodologia, fonti dei fattori di emissione, risultati e azioni di riduzione pianificate.
5. Strumenti operativi disponibili
Le PMI non devono necessariamente affidarsi a consulenti costosi per il primo calcolo. Esistono strumenti accessibili:
- Inventario Nazionale ISPRA: i fattori di emissione italiani sono pubblicati gratuitamente e aggiornati ogni anno. Sono la fonte di riferimento per il calcolo Scope 1 e 2.
- GHG Protocol — strumenti di calcolo: il sito ghgprotocol.org offre fogli di calcolo gratuiti per il Corporate Standard, settore per settore.
- Piattaforme digitali VSME: l'Italia conta 25 piattaforme digitali che supportano la compilazione del report VSME (mappatura EFRAG, giugno 2026), molte delle quali includono il modulo di calcolo delle emissioni.
- Camera di Commercio: diversi PID (Punti Impresa Digitale) offrono percorsi di accompagnamento gratuiti alla rendicontazione ESG, incluso il calcolo dell'impronta carbonica.
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Richiedi una consulenza gratuitaFonti
- GHG Protocol — Corporate Accounting and Reporting Standard, ghgprotocol.org
- ISO 14064-1:2018 — Quantificazione e rendicontazione delle emissioni di gas a effetto serra a livello di organizzazione
- ISO 14067:2018 — Carbon footprint di prodotto
- Raccomandazione (UE) 2021/2279 — Product Environmental Footprint (PEF) e Organisation Environmental Footprint (OEF)
- ISPRA — Inventario Nazionale delle Emissioni in Atmosfera, ISPRA
- D.Lgs. 125/2024 — Recepimento CSRD in Italia
- D.Lgs. 30/2026 — Recepimento Direttiva (UE) 2024/825 sui Green Claims
- Regolamento (UE) 2023/956 — Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM)
- EFRAG — VSME Standard e mappatura piattaforme digitali (giugno 2026), EFRAG